PEDAGOGISTA
DIVULGATRICE
PEDAGOGISTA
DIVULGATRICE
Sono una Pedagogista entusiasta ed empatica che crede nel potere della Resilienza anche quando sembrano non esserci possibilità di miglioramento. Anche quando ci si sente stanchi e senza punti di riferimento: trovo piccole miniere di diamanti nascoste e le mostro al proprietario.
Ma cos'è questa Resilienza di cui tanti parlano (molti a sproposito)? E' la capacità di resistere agli urti della vita trasformandoli in opportunità. Non è magia: è un apprendimento, si può imparare a qualunque età.
Nessuno è un caso perso: bisogna solo creare la cassetta degli attrezzi giusta!
Genitori · Adolescenti · Adulti · Persone con disabilità · Caregiver
Genitori
Offro un supporto concreto alla genitorialità partendo dalla situazione specifica della famiglia che affianco: suggerisco proposte educative pratiche e strategie basate sull'attitudine del genitore. Integro l'approccio educativo gentile con l'uso strategico di regole condivise tipiche dello stile autorevole. Trasmetto, ove necessario, qualche basica nozione di educazione emotiva per rendere il genitore autonomo in pochi piccoli e semplici passi quotidiani. Accompagno genitori con figli adolescenti o preadolescenti (dai 10 anni in poi).
Adolescenti
Propongo consulenze mirate con adolescenti che attraversano momenti di fragilità a scuola o in famiglia. Aiuto il giovane a costruire un buon bilanciamento fra le sfide poste dalla delicata fase evolutiva che attraversa e la realtà in cui è inserito. Seguendo un approccio empatico, non giudicante e autorevole, cerco di fare da ponte fra le richieste del genitore o della scuola, e le istanze del giovane. La profonda conoscenza della semantica generazionale degli adolescenti è uno degli strumenti che uso per "agganciarli" : per capirsi bisogna parlare la stessa lingua!
Adulti che attraversano momenti di smarrimento
Il pedagogista non lavora solo con giovani e genitori: aiuta anche gli adulti a sviluppare il proprio potenziale incoraggiando degli apprendimenti: si può imparare (o re- imparare) a tutte le età. Si può avere bisogno di qualcuno che ti aiuti a trovare delle preziose risorse che tu hai già dentro di te. Il pedagogista co-costruisce con te delle nuove strategie di problem solving per far fronte alle situazioni personali (o lavorative) che vivi. Queste strategie possono essere educative: la parola educare deriva dal latino ex-ducere che significa letteralmente "tirare fuori il meglio" da qualcosa o da qualcuno. Parole d'ordine: ritrovare la giusta motivazione e riallineare obiettivi e comportamenti in un ambiente pedagogico empatico e non giudicante.
Per approfondire vai alla sezione METODO E FORMAZIONE- Andragogia
Persone con disabilità o con malattie croniche
Grazie alla mia formazione specifica nell'ambito della Pedagogia della Disabilità, offro supporto educativo e relazionale alle persone disabili o ai loro caregiver al fine di integrare questa delicata esperienza personale in una prospettiva di futura resilienza, autodeterminazione e empowerment. Partendo dalle esigenze specifiche della persona, propongo colloqui di orientamento e percorsi trasformativi che incoraggino nuove ed inedite life skills: la disabilità (congenita o acquisita) e la malattia cronica non sono delle condanne, ma possono diventarlo se non si possiedono i giusti strumenti per poterle gestire (e comprendere) adeguatamente.
Alcune delle situazioni che tratto
Lutti o separazioni - Difficoltà con genitori o insegnanti - Consulenza professionale per PEI o PDP - Bullismo e comportamenti problematici in età evolutiva - Percorsi specifici per caregiver - Supporto genitoriale - Problematiche relative all'esperienza di disabilità o di malattia - Momenti di fragilità in età adulta o adolescenziale
Primi incontri: ci conosciamo. Devo conoscere la tua situazione di partenza in maniera dettagliata: tu parlerai molto e io parlerò poco. Dovrò chiederti anche qualche dettaglio sul tuo passato per capire come accompagnarti nel presente. I nostri primissimi incontri servono per capire chi sei, cosa hai imparato, come l'hai imparato e come possiamo fare in modo che tu apprenda nuove strategie per raggiungere gli obiettivi che vuoi raggiungere.
Se la consulenza è per un minore, devo svolgere un primo incontro col genitore.
Incontri successivi: nel caso del genitore, ti invierò del materiale partendo dalla tua situazione specifica e dagli obiettivi che vuoi raggiungere: non devi rimetterti sui libri, sono suggerimenti pratici. Per quanto riguarda la consulenza con l'adolescente, chiederò di rispondere in forma scritta a delle domande introspettive che strutturerò di volta in volta: questo esercizio di scrittura stimola la metacognizione e mi permette di capire meglio come "funziona" il giovane o la giovane. Nel caso della consulenza dedicata ad una persona adulta, dopo una prima fase indicata come "colloquio di orientamento", verrà strutturato un piano d'azione. Gli obiettivi da raggiungere e le difficoltà non devono essere individuate tutte e subito: una parte del nostro lavoro sarà ricalibrarle insieme di volta in volta vedendo quali soluzioni funzionano e quali vanno riadattate.
A prescindere dall'età e dalla situazione specifica della persona che supporto, le mie consulenze non sono pensate per andare avanti ad oltranza: la mia presenza ha lo scopo di rendersi progressivamente inutile nel minor tempo possibile. Senza fretta, ovviamente.
Tutte le tipologie di consulenza si svolgono in modalità on-line e durano 50 minuti. Al termine della prenotazione riceverai il link direttamente sulla tua mail con l'accesso alla consulenza. Dovrai solo cliccarci. Ad ogni persona che affianco verrà trasmesso- senza costi aggiuntivi- un numero telefonico dove poter comunicare con me via whatsapp: una parte del materiale verrà condivisa in questa modalità. La trasmissione di un canale diretto quale quello telefonico è una scelta pedagogica pensata: se ci fossero dubbi o situazioni di estrema difficoltà, si può (e si deve) utilizzare anche questo canale.
Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio 2026, Aosta. Foto di Elisa Lexert- Ass. Il Mandorlo Fiorito
L'approccio pedagogico, pur avendo dei punti in comune con quello psicologico e sociologico, si differenzia da questi ultimi per quattro motivi principali:
Primo: il pedagogista lavora con quello che c'è, non con quello che manca. In pedagogia si parte dalle risorse e dalle competenze che ci sono. Perché ci sono, sempre: solo che a volte le persone tendono a non vederle o a pensare di non averne. L'approccio psicologico invece parte da quello che manca: dall'analisi di un disagio o di un comportamento considerato patologico.
Secondo: il pedagogista non propone diagnosi o terapie mediche, propone strategie pratiche. La consulenza con un pedagogista ha come scopo la rapida trasformazione della situazione presente di partenza.
Terzo: non tutto ciò che ostacola la crescita o lo sviluppo personale è una malattia mentale. Ci sono delle situazioni personali e sociali complesse che necessitano di uno sguardo pedagogico ampio che metta al centro l'individuo nella sua totalità. Ci sono invece situazioni patologiche che devono essere prese in carico anche da uno psicoterapeuta o da uno psichiatra. Un intervento non esclude l'altro, ma ciascuna di queste figure professionali deve cooperare mantenendo il proprio approccio e le proprie finalità.
Quarto: l'approccio pedagogico tiene conto anche del contesto sociale in cui è inserita la persona. Non siamo isole, non viviamo sospesi nel vuoto. C'è sempre un contesto di riferimento di cui bisogna tenere conto per poter strutturare una consulenza pedagogica che risolva il problema. Ma lo sguardo sociologico è di tipo descrittivo: descrive dei macro fenomeni sociali. Lo sguardo pedagogico invece è di tipo teleologico: è orientato ad uno scopo. La domanda di fondo è: come posso aiutare questa persona a sviluppare il proprio potenziale? Quali strumenti sono necessari per fare in modo che possa ottenere gli obiettivi che per lei o per lui sono rilevanti?
Grazie alla mia strategica presenza sui social network- dove lavoro come divulgatrice e content creator- intercetto un grandissimo numero di adolescenti e di genitori che conoscono una parte della mia storia personale: sono diventata una Pedagogista perché io stessa, tanti anni fa, sono stata un'adolescente difficile. Partendo dalla mia esperienza personale unita alla mia profonda conoscenza pedagogica, propongo degli interventi di prevenzione nelle scuole e in altri contesti educativi e formativi.
Il tema dei gesti anticonservativi (suicidio) costituisce ancora oggi un grande tabù sociale: proprio per questo è di fondamentale importanza che se ne parli e che a parlarne siano figure con le giuste competenze professionali e comunicative. Gli interventi che propongo a scuola o in contesti formativi popolati da adolescenti, sono strutturati con un linguaggio volutamente vicino ai giovani: i ragazzi non hanno bisogno della lezioncina del pedagogista ma di qualcuno che riescano a percepire come un alleato che li capisce, li vede e li ascolta davvero. Allo stesso modo, anche gli interventi rivolti ai genitori hanno un approccio pratico: per sapere come intercettare un malessere in tempo, è necessario sapere cosa osservare e come osservarlo.
Propongo degli interventi brevi (di circa 60-90 minuti) strutturati con slide scritte e con immagini vicine alla semantica delle generazioni Z e Alpha. La parte finale prevede uno scambio: pongo delle domande pedagogiche ai ragazzi e stimolo un dibattito partendo dalle loro risposte. I temi ricorrenti dei miei interventi sono:
Educazione emotiva e comprensione della fragilità
Strategie auto-formative e accenni al funzionamento della fase evolutiva adolescenza
Speranza Pedagogica e orientamento verso orizzonti di senso che contrastino i comportamenti anticonservativi
Il ruolo dei genitori
Propongo interventi di formazione e prevenzione anche in contesti extra-scolastici e rivolti ad adulti e genitori. Questi interventi cambiano a seconda del contesto: il focus sono i possibili segnali da cogliere per arrivare in tempo, lo stile genitoriale autorevole, la figura del leader benevolo, il funzionamento del comportamento sociale in adolescenza e il ruolo della famiglia come porto sicuro.
Grazie alla collaborazione con la casa editrice De Agostini, ho pubblicato il libro "Promettimi che sarai felice", un testo narrativo e profondamente educativo che unisce i racconti dell'adolescente difficile (e preziosa) che sono stata, alla mia nuova vita dove regnano sovrane la pedagogia e la Speranza.
E' un libro per adulti e per adolescenti: parla ad una parte nascosta che tutti abbiamo dentro di noi. Contiene anche delle parti che ho chiamato "Consigli per adulti e quasi adulti" dove, in modo pratico e chiaro, dò qualche dritta psicopedagogica.
Ovviamente è ben presente anche il contributo del più grande educatore e pedagogista che abbia mai incontrato: Maestro Leoncino!
Il mio metodo è scientifico: partiamo con questo dato, ahimè, non scontato. La pedagogia non è una sorta di "scienza minore" che tira ad indovinare e trasmettere delle regolette di vita. E' un sapere pratico e strutturato che affonda le sue radici nelle scienze dell'educazione, nella psicologia, nell' antropologia, nella sociologia e anche nella filosofia.
Io non ho un metodo preconfezionato che copio e incollo su chiunque mi si presenti davanti: ma ho dei solidi riferimenti teorici che, calati nella pratica, mi permettono di essere una professionista con un approccio rigoroso unico nel suo genere.
Le radici profonde del mio approccio: Epochè
Questa strana parola deriva dal greco e significa "sospensione". Declinata all'interno della branca della pedagogia che studia il significato profondo di ciò che muove le azioni di educatori e pedagogisti- la filosofia dell'educazione e la pedagogia fenomenologica (Husserl, 1981; Bertolini, 1988)- assume una sfumatura quasi sacra: per me è una legge assoluta, l'unico dogma che seguo senza ripensamenti. L'epochè pedagogica è la sospensione del giudizio e il blocco tempestivo del pre- giudizio (il giudizio a priori) che tutti formuliamo inconsciamente quando incontriamo un altro essere umano (Iori, 2016). In accordo con la fenomenologia e con la pratica pedagogica dell'epochè, il mio agire punta a "mettere tra parentesi" (ibidem) tutte le etichette limitanti. In quest'ottica, nel mio approccio non esiste "l'adolescente oppositivo provocatorio", la "donna in burn out", il "detenuto" o "il disabile": esistono persone con un nome un cognome e una storia, che attraversano una situazione specifica. Persone in situazione di fragilità, persone in situazione di detenzione, persone in situazione di difficoltà scolastica o familiare e così via. Come indicato da Vanna Iori (2016, p. 20), pedagogista ed ex senatrice della Repubblica Italiana:
L’apparenza fenomenologica (...) è uno sguardo “eidetico” che coglie l’essenza (eidos) dei fenomeni nel loro manifestarsi intuitivo, nel loro “venire alla luce”. La ragione fenomenologica illumina i fenomeni di una luce diversa da quella che li oggettivizza per spiegarli. La fenomenologia semplicemente li lascia manifestare da sé (...) corrispondendo al significato originario di “fenomeno” come si evince dalla stessa radice di phòs, la luce, da cui deriva illuminare, porre in chiaro (phàino). La pedagogia, come afferma Bertolini, "deve saper cogliere l'essenza del fenomeno che studia", ma tale essenza "emerge dalla concretezza stessa dell'esperienza"; la quale esperienza poi non è una categoria astratta ma si presenta come un complesso di Erlebnisse, cioè sempre come “esperienza in situazione”
Lo spazio delle consulenze pedagogiche che propongo è sospeso: non esistono errori, giudizi o prediche di alcun tipo. Questo non significa che ci diremo sempre e solo che va tutto bene, al contrario: se una delle strategie che co-progettiamo insieme non funziona, ne discutiamo insieme senza timore. Se succede qualcosa che provoca una reazione di rabbia (o di sconforto), attraversiamo anche quelle emozioni scomode. Ma tutto questo nella consapevolezza che in consulenza tu sei libero o libera, mentre io ho la responsabilità della relazione educativa (ibidem, p. 21) che esercito praticando sempre l'epochè, qualunque cosa accada.
Cura pedagogica e paradigma biopsicosociale
È rimanendo sulla linea di queste riflessioni che si può comprendere quali comportamenti possano essere considerati preziose modalità di cura in ambito educativo. Abbiamo visto quanto possa essere pericoloso il senso di solitudine, soprattutto nei momenti più critici. La sensazione di essere soli e inadeguati può essere paralizzante e favorire il perdurare di comportamenti disfunzionali perché non ci si sente in grado di spezzare la catena che tiene ancorati alla propria idea di sé, ancorché negativa e irrealistica. Esercitare la cura in ambito educativo significa non stancarsi mai di effettuare una continua operazione di scaffolding, sia nei momenti strutturati sia in quelli non strutturati. Essa avviene con i gesti, ma soprattutto con le parole che comunicano la volontà di non lasciare da solo l’Altro. Il termine “scaffolding” è utilizzato in psicologia e in pedagogia per indicare l’aiuto dato a una persona da un’altra per svolgere un compito. (Bastianoni e Betti, 2022)
Il termine "cura", dal positivismo in poi, è stato fagocitato dall'ambito medico: ma questa parola deriva dal latino cūra, ovvero attenzione assidua, prendersi a cuore (da cor). E da qui nasce il concetto di cura pedagogica: un processo che mette al centro la persona, che riconosce la sua essenza e la sostiene nel "darsi una forma" (Chiusaroli, 2024, p.5).
La parola cura viene immediatamente associata ad un'altra figura molto (troppo) diffusa di questi tempi: quella del paziente. Il paziente è, per sua intrinseca natura semantica, malato: possiede delle caratteristiche da aggiustare, va guarito. Lo sguardo pedagogico si discosta da questa visione puramente bio-medica per abbracciare un orizzonte di cura più ampio: quello dove l'altro viene accompagnato a divenire la migliore versione di sé stesso (ibidem). La cura pedagogica non è un concetto astratto e nemmeno speculazione filosofica fine a sé stessa: è una delle modalità di intervento che riportano al centro il paradigma bio-psico-sociale , l'unico che unisce i fattori psicopedagogici, biologici e sociali (Szadjeko, 2020).
Disabilità e malattia: Disability Studies, empowerment e autodeterminazione
Come suggeriscono i Disability Studies (Dirth e Branscombe,2018; Goodley et al., 2018) , le persone con disabilità non sono individui rotti o da aggiustare: siamo semplicemente persone con delle caratteristiche diverse rispetto alla maggioranza. Queste caratteristiche vanno riconosciute, accolte e "incastrate" in modo che la persona possa divenire ben inserita in società e, soprattutto, felice e autodeterminata. Per autodeterminazione si intende la capacità di «incidere sul proprio divenire creando le migliori condizioni per una vita di qualità» (Cottini, 2016, p.16-19). L'autodeterminazione è una vera e propria necessità di tutti gli esseri umani (Deci e Rayan, 1985, p.38) e non richiede solo competenze personali ma anche e soprattutto un contesto favorevole che supporti le singole azioni dell’individuo. Gli elementi salienti dell’autodeterminazione sono infatti l’autorealizzazione, la possibilità di fare progetti, l’assertività, la creatività, la considerazione positiva di Sé e la capacità di autotutelarsi (Cottini, 2016). Questo approccio mira a sviluppare concretamente il potenziamento personale (empowerment) ovvero «il senso di padronanza e controllo su ciò che riguarda la propria vita (sentendosi) al centro delle proprie scelte» (Riva e Malighetti, 2020, p. 51- 52). L’empowerment, dal punto di vista psico-pedagogico, è «legato alla percezione di connessione, padronanza, controllo, e capacità di produrre un cambiamento per sé e per gli altri» (Ranisi, 2014, p.60) .
Non solo autostima: autoefficacia e strategie pratiche
Siamo costantemente bombardati da informazioni sull'importanza dell'elevare la nostra autostima: e se l'autostima non fosse la causa del benessere personale ma la conseguenza? Secondo Albert Bandura- padre della teoria dell'apprendimento sociale- esiste un'altra capacità- più pratica- che prende il nome di autoefficacia, ovvero «le convinzioni e aspettative circa la propria abilità di organizzare e portare a termine con successo un’azione o un compito» (Bandura, 1997) o gestire in modo competente una determinata situazione personale o sociale (Carver et al., 2015, p. 200-201). Se l'autostima è un concetto astratto che indica quanto una persona riesca a percepire il proprio immutabile valore intrinseco - quindi slegato da componenti di tipo materiale o sociale- l'autoefficacia è la controparte pratica, quella calata nell'esperienza reale. In altre parole: più un individuo sperimenta concretamente di essere capace, più l'idea astratta legata al suo valore intrinseco (autostima) ne gioverà positivamente. Il mio approccio, partendo da questo ragionamento, prevede l'utilizzo di strategie che hanno lo scopo di mostrare concretamente al protagonista dell'intervento di essere capace: più si ha la percezione di essere capaci- autoefficacia percepita (Bandura, 1977)- più si esporta questa percezione in ambiti sempre più ampi della propria esistenza. Al contrario: meno si sperimenta concretamente la propria abilità di portare a termine qualunque tipo di task, più tenderà ad abbassarsi drasticamente la percezione astratta del proprio valore intrinseco (autostima).
Andragogia, lifelong learning e autoformazione
L'autoformazione è uno degli ambiti pedagogici più affascinanti di sempre: è bene specificare che non ha niente a che fare con la malsana idea che si debba fare - e imparare- tutto da soli. Quel prefisso "auto" indica la capacità di auto dirigersi trasformando i propri schemi e le proprie prospettive di significato (Merriam, 2001). In altri termini l'autoformazione è «un lavoro pedagogico su sé stessi, nel quadro di un progetto di riappropriazione identitaria, dove il fine (telos: il proposito, le ragioni, il perché di ciò che si fa) (...) consiste nel ricercare originali vie attraverso le quali i soggetti possono migliorare il ‘sé plurimo’ (mente, corpo, emozioni, consapevolezza) promuovendo lo sviluppo di una coscienza critica e riflessiva meno esposta ai condizionamenti esterni» (Bochicchio, 2019, p. 11). Vien da sè che la pratica pedagogica dell'autoformazione sia rivolta all'intero ciclo di vita degli esseri umani (Knowles, 2014). Intercetta le necessità di tutte le età e dura per tutto l'arco della vita : questo concetto prende il nome di lifelong learning (Bochicchio, 2019, p. 13). Non si smette mai di apprendere: nella nostra vita quotidiana siamo continuamente esposti ad azioni che inglobano un apprendimento passato o presente. Per questo motivo la pedagogia è per sua intrinseca natura anche andragogia, ovvero rivolta anche alle fasi evolutive adulte e addirittura alla terza età (ibidem). Infatti «la distinzione tra l'educazione pedagogica e l'educazione andragogica non risiede nei differenti assunti epistemici su cui si fondano le teorie e le pratiche, ma sul diverso atteggiamento dei discenti verso l'apprendimento» (ibidem). Come indicato dalla Professoressa Antonella Bastone - pedagogista- circa il ruolo del consulente pedagogico (Bastone, 2021, p.122-123):
Come delineato dai principi dell’Andragogia, egli deve essere orientato soprattutto alla cura della relazione, per mettere in atto strategie che consentano di produrre consapevolezza: è necessario accogliere l’altro nella sua specificità di esperienza umana per restituirgli un’immagine di sé valida e competente. Spesso le storie che si incrociano sono storie di sofferenza, dove emergono vissuti di sfiducia, depressione, inadeguatezza che rendono il soggetto incapace di vedere il bagaglio di abilità e conoscenze che comunque ha acquisito nel corso della propria vita. È compito del professionista stimolare l’esplorazione del nuovo, aiutando il soggetto a identificare e valorizzare le risorse personali e quelle del contesto, ma anche più semplicemente, di rassicurare a fronte dell’incertezza.
Bibliografia delle fonti
Iori, V. (2016), Lo studioso che ha dato vita e respiro alla pedagogia fenomenologica in Italia: Piero Bertolini, Encyclopaideia, 20(45).
Bertolini, P. (1988). L’esistere pedagogico. Ragioni e limiti di una pedagogia come scienza fenomenologicamente fondata, Firenze: La Nuova Italia.
Szadjeko, K. (2020), Il modello biopsicosociale: verso un approccio integrale, Teoria e Prassi. Rivista di Scienze dell’Educazione, Istituto Superiore di Scienze dell'Educazione e della Formazione" Giuseppe Toniolo”, Modena, 1, 21-29.
Chiusaroli, D. (2024), Benessere e cura Pedagogica: verso un ambiente educativo olistico, Journal of Inclusive Methodology and Technology in Learning and Teaching,4(2sup), 1-8.
Cottini, L. (2016), L'autodeterminazione nelle persone con disabilità: percorsi educativi per svilupparla, Edizioni Centro Studi Erickson.
P. Bastianoni, M. Betti (2022), La relazione educativa nei processi formativi, Edizioni Junior.
Thomas P. Dirth, Nyla R. Branscombe, The Social Identity Approach to Disability: Bridging Disability Studies and Psychological Science, University of Kansas, 2018, American Psychological Association.
Deci, E. L., & Ryan, R. M. (1985). The general causality orientations scale: Self determination in personality. Journal of research in personality.
Riva, G., & Malighetti, C. (2020). Psicologia di Instagram, Edizioni San Paolo.
Ranisi G. (2014), Fiducia, senso di comunità ed empowerment nei social media.
Bandura, A. (1977). Self-efficacy: toward a unifying theory of behavioral change. Psychological review, 84(2), 191.
Carver, C. S., Scheier, M. F., Giampietro, M., Iannello, P. (2015), Psicologia della personalità. Prospettive teoriche, strumenti e contesti applicativi,
Pearson, Milano
Merriam, S.B. (2001), Andragogy and Self-Directed Learning: Pillars of Adult Learning Theory. New Directions for Adult and Continuing Education, 3-14
Bochicchio, F. (2019). Autodirezione nell'apprendere e iniziativa personale del soggetto. CQIIA Rivista, 26, 9-19.
Bastone, A. (2021). Bilancio di Competenze e Pedagogia degli Adulti: dall’autoconsapevolezza alla progettazione del futuro. Educare. it–PEDAGOGIA E PSICOLOGIA, 21(11), 120-125.
Formazione
Laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione (L-19) conseguita presso Università degli Studi di Milano Bicocca. Votazione: 104. Titolo della tesi: "Residenzialità Leggera ed Esperto in Supporto tra Pari: studio di un servizio Recovery-oriented".
Abilitazione alla professione di Educatore Professionale Socio-Pedagogico: Tirocinio svolto presso Cooperativa Sociale Co.Esa
Laurea Magistrale in Consulenza Pedagogica per la Disabilità e la Marginalità (LM-50) conseguita presso Università Cattolica del Sacro Cuore- sede di Milano. Votazione: 110 con Lode. Titolo della tesi: "Disabilità e Social Network: i media digitali come opportunità di inclusione sociale, autodeterminazione e resilienza ".
Abilitazione alla professione di Pedagogista : Tirocinio svolto presso Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Family Room
Corsi di formazione universitari: "Problematiche educative per persone in contesti di reclusione"- Università Cattolica del Sacro Cuore, Prof. Don Claudio Burgio. "Laboratorio teatrale ad orientamento formativo"- Università degli Studi di Milano Bicocca, Prof. Francesco Cappa.
In corso: Scuola Internazionale di Pedagogia Clinica presso Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca (primo anno)
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IMPORTANTE: Le consulenze per persone minorenni prevedono obbligatoriamente un primo colloquio col genitore. Si può prenotare la consulenza normalmente indicando nelle note aggiuntive "primo colloquio genitore".
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Faremo un pezzettino di strada insieme, mano nella mano. E quando non avrai più bisogno di me, come Mary Poppins, aprirò il mio ombrellino e volerò via.